Mauro Pipani

‚Äč

nasce a Cesenatico, sulla Riviera romagnola, nel 1953. Nonostante la sua passione per la medicina, è la stessa famiglia a instradarlo alla pratica artistica, e nel 1968 egli inizia a frequentare l’istituto statale d’arte per il mosaico di Ravenna, dove incontra i primi maestri: tra essi spicca Francesco Verlicchi.

Se la prima giovinezza è caratterizzata dal clima del boom economico, l’iscrizione all’Accademia di Belle Arti di Bologna coincide, oltre che con il suo prima impatto con una realtà non provinciale, con la fase acuta dei fermenti sociali, politici e artistici che provocano un profondo rinnovamento nel quadro complessivo della cultura. Inizia gli studi sotto la guida di Pompilio Mandelli e con Maurizio Bottarelli, e contemporaneamente si avvicina sul piano intellettuale alle avanguardie artistiche di quel periodo “rivoluzionario“, condividendole. È tra i fondatori del collettivo di via delle Biscie, che agisce in uno spazio, Villa Enrica, affidato in gestione dal comune di Bologna, e che nel 1973 si presenta alla Libreria Feltrinelli di Bologna. Gli esponenti del gruppo, giovanissimi e socialmente impegnati, affrontano le prime e ancora acerbe sperimentazioni, ma subito si fanno notare: nello stesso anno partecipano al prestigioso Premio Suzzara e ottengono l’interessamento di Mario De Micheli, che nel 1975 presenta una mostra del collettivo alla Galleria comunale Galvani di Bologna. Negli stessi anni è fondamentale anche la frequentazione del gruppo letterario e poetico raccolto intorno alla rivista “Sul porto”, fondata dai poeti Ferruccio Benzoni, Stefano Simoncelli e Walter Valeri. Grazie a questi legami entra in contatto con figure come il maturo Alfonso Gatto, grande trait-d’union tra cultura letteraria e arti visive, Franco Fortini, Pier Paolo Pasolini, Dario Bellezza e soprattutto Dario Fo: è di questo tempo la sua collaborazione alla Comune nella stagione concitata della Palazzina Liberty. Nei secondi anni settanta si trasferisce per brevi periodi a Roma, grazie al supporto di un mecenate, e realizza opere basate su processi fotografici traslati successivamente in pittura: le sue raffigurazioni di cimiteri d’auto abbandonate si intendono come denuncia della cultura consumistica prevalente. 

Per molti anni, in seguito, affianca alla pittura la professione di interior designer e la sua attività espositiva si rarefà, per riprendere a pieno ritmo negli anni novanta quando il suo lavoro, giunto alla piena maturità, viene esposto in due personali del 1996, “Confini” alla Loggetta Lombardesca di Ravenna e “Oltremare” ai Magazzini del Sale di Cervia. Questo momento coincide con l’inizio dell’attività di docente: nel 1998 inizia a insegnare all’Accademia di Bologna, e nello stesso anno tiene la personale “Acque di superficie” al foyer del Teatro Comunale di Cervia, con un testo di Marco Meneguzzo. Nel 2001 è invitato da Adriano Baccilieri a “Figure del Novecento 2. Oltre l’Accademia” alla Pinacoteca Civica e all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Pipani approda in quegli anni a una pratica pittorica tecnicamente complessa e contaminata. Le Ossidiane sono operazioni di fotografia elaborata al computer con interventi pittorici, e segnano la sua maturità definitiva: vengono esposte nel 2003 a Modena e a Ravenna in due personali curate da Alberto Zanchetta, autore anche di una cospicua intervista pubblicata in “Juliet”, 111, marzo 2003.

Tuttavia è prevalente, in lui, una dimensione più apertamente lirica e memoriale, beninteso “senza scivolare in quell’eccesso sentimentale che è il rischio maggiore per chiunque decida di mettere in scena un’emozione sottile qual è quella del ricordo” (Meneguzzo), con riferimenti precisi all’universo visivo della poesia simbiotica del quale modello massimo è stato Gastone Novelli, che Renato Barilli ha indicato nel 2015 (Arborea, Villa Torlonia, San Mauro Pascoli, e Oratorio di San Rocco, Gatteo) come il precedente diretto del lavoro di Pipani, con sempre più evidenti riferimenti a una sorta di emozionata “cartografia dell’anima”. Dal 2015 insegna pittura all’Accademia di Belle Arti di Verona. Nel 2016 viene invitato alla Biennale del Disegno di Rimini da Massimo Pulini e Annamaria Bernucci e presenta un’installazione dal titolo Antropocene, in omaggio a Eugene Stoermer e Paul Crutzen. Il progetto Antropocene si evolve e viene presentato nel 2016 da Raffaele Quattrone a Roma in “Autunno Contemporaneo” alla chiesa di Santa Rita. Ancora con Quattrone è nel progetto “New Faustian World”, gruppo di 17 artisti internazionali comprendente tra gli altri Glenn Brown, Maurizio Cannavacciuolo, Andrea Chiesi, Alberto Di Fabio, Philip Taaffe, Jan Worst. Nel 2018 è in “Sironi ed il contemporaneo” all’Augeo Art Space di Rimini in occasione della Biennale del Disegno.

Pipani attualmente è docente di pittura e tecniche della pittura alla Accademia di Belle Arti di Verona, e svolge la sua attività artistica tra Oriola, piccola frazione collinare di Cesena, e Verona.