Salis  installazione Magazzini del Sale

TRA TERRA E CIELO, L'IMMAGINE DEL DOPPIO

Vittoria Coen

La critica che ha scritto del lavoro di Mauro Pipani ha posto ripetutamente l’accento sul legame dell’artista con la sua terra, un rapporto che lo lega indissolubilmente alle sue radici, ai luoghi e alle personali esperienze di vita. Se questo è vero, e lo è, è altrettanto vero che il suo sguardo va oltre l’assunto geografico per rivolgersi ad un tempo e ad uno spazio sospesi tra bellezza, artificio ed essenza. La sua capacità di esprimere la sintesi di forma ed emozione, rese con una tecnica impeccabile, ci restituisce uno slancio che lui stesso propone attraverso la vitalità di un divenire dell’opera mai concluso e, al contrario, sempre aperto verso l’infinito.

È il mistero di un’esperienza, un viaggio attraverso la storia del sale, punto di incontro tra la Laguna di Venezia e Cervia, in terra di Romagna. L’oro di un tempo rappresenta il filo di Arianna tra le culture, gli scambi commerciali e quelli culturali.

Celebri nel mondo sono le saline, primordiali esempi di una natura che è arrivata fino a noi.

L’artista scrive: “Il sale è principio di identità: nei suoi vari composti, attraverso la calcinatura, può ricondurre tutti gli esseri viventi all’unità, il principio salino è respiro dell’energia divina e creatore di ogni esser vivente”… straordinaria alchimia che trova in questo prezioso cristallo il principio cosmico della vita e della storia.

Pittura, installazione, materiali leggeri e naturali popolano l’universo interiore di Mauro Pipani e rappresentano le voci di un’opera unica di cui questa mostra è l’incarnazione reale. Le opere, realizzate tra il 2015 e il 2021, sono di grandi dimensioni, in taluni casi, variabili a seconda del luogo che le accoglie, smalti, garze, carte, tra pieni e vuoti, senza tempo, come l’opera del 2020 intitolata Without edges.

Una fenomenologia del vuoto, di quell’aria che Leonardo dipinge tra il soggetto e l’artista, pervade le sale, le abbraccia in continuità. Come una partitura musicale, le note si susseguono tra pause così importanti da stabilire un inizio e una fine del percorso, come in un crescendo di colori e materia.

Trasparenze come rimembranze, luci ed ombre si alternano negli slanci creativi del gesto che accompagna il pensiero.

L’arte di Pipani è immanenza, pieno e vuoto sono complementari e cielo e terra si fondono in un unicum senza separazioni di sorta. Il doppio si unisce per poi riaprirsi a rinnovate ipotesi.

Attento e meticoloso, l’artista ha concepito un allestimento che esprime la piena identità del suo operare. La selezione dei lavori nasce da questa occasione e ogni opera è pensata per il luogo che l’accoglie. Dalla periferia al centro, tutto è scandito come in una spirale di emozioni che accompagnano lo spettatore e lo coinvolgono nella concentrazione creata.

Il sale è il nobile collante tra cielo e terra, origine e fonte per il viaggio ideale attraverso una catarsi totale.

Le “stratificazioni” di cui parla l’artista, infatti, sono come veli sovrapposti della storia, della memoria che si tramanda di generazione in generazione. È un archivio di dati importantissimo per i ricercatori, che risalgono alle ere geologiche che hanno preceduto la nascita dell’uomo. Pipani è il ricercatore dell’arte.

Le stratificazioni “i luoghi del cuore possono essere altrove come spesso mi accade di pensarli, ma poi è sui luoghi del reale che ci si gioca la vita del quotidiano” scrive Pipani in occasione della mostra personale Autoritratto di un luogo, nel 2020. Anche in quella occasione L’Officina del mago, Il caffè delle ombre, La fondamenta della veneziana e altre, sono le “case” attraverso le quali si articolava la mostra, così come oggi, quando La stanza della sabbia, La stanza dell’evaporazione e quella salmastra incontrano una relazione ideale della materia in lavorazione con il processo costruttivo creato dall’artista, in una memoria quasi archeologica.

Memorie personali, legate anche alla sua infanzia, i “luoghi del cuore”, sono come specchi che proiettano l’immagine del sé, il doppio dell’opera e del suo creatore.

Le opere, sia bidimensionali, sia tridimensionali, sono strutture aeree, organi sensibili che, spesso, si arricchiscono con la scrittura, con la poesia. Penso a un lavoro del 2019, Paesaggio con luna di agosto, quella riflessione evocata da parole come: “È una danza lieve, fluida, senza limiti quella in atto nella mia mente, dove lascio spazio a visioni di essere umano legato alle sue radici da un affetto profondo.”

Bianco, luce, bagliori, appartengono al sale, a quei cristalli preziosi già citati, che possono accecare e che Pipani racconta nel suo lavoro I have no eyes to look at, del 2020, realizzato con tecnica mista. Carte, pigmenti, polveri d’argento, garze, resine, lastre offset, ossidi, neon, si incontrano, si sovrappongono.

Natura/cultura, è un binomio sviluppatosi soprattutto durante gli anni sessanta: una figurazione che si alterna con l’astrazione, combinazioni chimiche e virtuali,  che si lasciano muovere da una brezza immaginaria, vele di una nave il cui nocchiero, finalmente, si lascia guidare dal canto delle sirene, inquietanti creature misteriose, ufficialmente pericolose per i naviganti, ma, in taluni casi, rilette come simboli di una rinascita catartica.

La rinascita continua è il presupposto necessario per la ricerca che non può mai arrestarsi, proprio perché non vi è mai un’unica risposta.

Il prologo per una vita nuova è il percorso che, quotidianamente, intraprende Mauro Pipani, e la ricerca, in quanto tale, è l’approdo, ma solo per un attimo.

Dagli anni settanta in poi l’artista rimane fedele a se stesso, anche se il suo lavoro continua ad evolversi in un crescendo di vibrazioni e di intarsi poetici.

Mauro Pipani si concede una sfida. Nella sua dialettica degli spazi vi è armonia e compenetrazione, quella stessa che ha accompagnato gran parte degli artisti dell’Espressionismo Astratto, anche se l’artista lo vive da un’angolazione europea. I suoi punti cardinali violano volutamente il perimetro della tela e ci regalano uno stupore naturale e spontaneo anche se, da parte sua, rimane il pieno controllo, il dominio della materia e del colore.

Nel riverbero del colore, infatti, in quel campo in cui ci azzardiamo a parlare di monocromo, la successione gestuale affonda le sue radici in quell’humus padano al quale Pipani è tanto legato fin dalle sue esperienze nella città di Bologna.

Eleganza, raffinatezza, non significano estetismo, ma equilibrio, coerenza, in un lavoro che si lascia sorprendere senza mai perdere la bussola. Ogni gesto è un atto concettuale, fatto di spazialità, sensibilità e rigore.

Il tema si concede variazioni e il sale indica la retta via.