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Lo spazio estetico

Iniziando da un insieme eterogeneo di tradizioni culturali, Mauro Pipani realizza lavori che fungono da documenti di vita di un eterno presente. Privilegiando la ripetizione stilistica e l'immediatezza estetica, generando un'arte che può essere primordiale, nello stesso tempo meditativa ed ermetica. Per questo motivo, la carriera di Pipani è caratterizzata da un'evoluzione di cicli tematici, piuttosto che da uno sviluppo strettamente lineare. Le influenze palesi - poetiche, spirituali, e per l'arte informale - appaiono in tutta la sua opera come riconoscimenti del suo desiderio di tornare a un universalmente accessibile fonte di ispirazione.

Nei suoi dipinti, nei suoi disegni, nell'installazioni, e nelle pratiche di progettazione della mostra, lascia nello spazio degli accostamenti di mutevolezza liquida nei quali prendono forma un repertorio di percezioni. Le sue posizioni estetiche e filosofiche sembrano essere costantemente in movimento. Allo stesso tempo, ha sviluppato un vocabolario preciso nel quale le ambiguità morfologiche, si confondono con una tensione che potenzia la volontà conoscitiva; i segni minimi, gli strati di colore sovrapposti e le raschiature, i grumi, ed i frammenti; diventando artefici di sconfinamenti semantici.

Una mappatura del paesaggio segnata e attraversata da stratificazioni di garze e carte usate, di colori sporchi diafani nei quali il quotidiano viene magistralmente ridisegnato, per diventare altro. Eterea è uno spazio mentale estetico, riportato sulla tela, nel quale possiamo intravvedere e sentire il diramarsi di nuovi racconti.

Dove ci vuole portare? In un vortice di segni poetici, le cui diafane nervature dell’immagine, sono sempre soggette a nuovi alfabeti visivi e a continue epifanie. Come tali, affidate alla più completa gamma possibile di esperienze sensoriali ed intellettuali.

Per quanto Pipani non cerchi di offrire dichiarazioni radicali; piuttosto, come si esegue nelle sue composizioni espande un sottile ‘romanticismo non nostalgico sempre sul confine dell’abbandono’, nel quale la comprensione dei particolari, dei frammenti e dei paesaggi della vita quotidiana generano una visione del momento, alternando atmosfere immaginifiche a trasposizioni del sublime. Dà forma ad un complesso intreccio di sentimento, percezione e comprensione nei quali si dirama il significato. La loro gamma, poi, è composta dalla coscienza, in quanto si posa sui fatti tangibili del mondo, si fonde ai materiali, ai colori, che incontra trasformando ciò che vede.

In questa anamorfosi prendono forma similitudini con altre pratiche artistiche. Di cui cito analogie, ed articolate strategie linguistiche comuni; ad esempio: con il lavoro dell’Australiana Jessica Rankin che realizza ‘mappe mentali’, con codici, segni e simboli che esplorano le idee della memoria, l'intuizione e l'interpretazione; a tratti con il pittore, scultore, scrittore e filosofo Lee Ufan uno dei principali fautori del gruppo d'avanguardia Mono-ha (Object School).


Camilla Boemio

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